Bandiere nere su Kreuzberg

Nicola Massimo de Feo, 29/03/2021

Datato: 01/01/1982

In tutto il suo svolgimento, il pensiero di De Feo è segnato da un serrato confronto con gli eventi storici e il dibattito filosofico della Germania del Novecento. La sua ricerca storica e filosofica parte dall’esperienza rivoluzionaria della Comune di Parigi, per poi concentrarsi sulla storia tedesca dalla fine del XIX secolo sino all’emergere dei nuovi movimenti autonomi che si svilupparono nelle metropoli tedesche negli anni a cavallo tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80. Nello specifico, il lavoro di inchiesta militante di De Feo sulla composizione dei nuovi movimenti fu molto importante perché fu uno dei primi ad analizzare «le nuove tendenze dell’autonomia dopo Stammheim e il 7 aprile, dentro e contro lo stato d’emergenza e il “nuovo fascismo”». Gran parte di questa ricerca confluirà nell’articolo che qui vi riproponiamo, intitolato Bandiere nere su Kreuzberg, pubblicato nel 1982 sulla rivista “Controinformazione”, in cui viene analizzata la repressione e la resistenza del grande movimento di occupazione di case, come espressione dell’illegalità di massa e della riappropriazione sociale diretta, praticata dal proletariato multinazionale del più grande quartiere-ghetto di Berlino ovest. Infine ci preme sottolineare che ad uno sguardo retrospettivo l’articolo è ancora più interessante, in quanto racconta, in presa diretta, il primo movimento autonomo europeo contro i processi di riqualificazione urbana e gentrificazione che nei decenni successivi si estenderanno a tutte le metropoli del continente.

Globalizzazione e morale

Nicola Massimo de Feo, 02/03/2021

Datato: 01/01/1998

In Globalizzazione e morale del 1998, emerge l’esigenza di una morale e di una riflessione etica volte alla riappropriazione del sé, di contro a una dimensione dominata dall’imperativo del mercato neoliberale che schiaccia sotto la norma dell’utilitarismo le possibilità di auto-determinazione delle soggettività, delle loro relazioni, dei loro bisogni e desideri. In questo senso, il carattere negativo della morale o tale «immoralismo» assume la forma del rifiuto di ogni tentativo di normalizzazione, disciplinamento, tabù; una riflessione che, nel tentativo di disfarsi della logica imposta dalla globalizzazione, non ricade nella restaurazione dell’integralismo etico, bensì sovverte l’imperativo in quanto tale, proiettandosi verso la piena liberazione del sé, delle relazioni, del linguaggio, della sessualità, dei bisogni.

Il folle come operaio sociale

Nicola Massimo de Feo, 15/12/2020

Datato: 20/01/1992

Ne Il folle come operaio sociale (1992) de Feo rintraccia la funzione distruttiva della voce dei folli nella società-gabbia del capitalismo e della morale borghese, che ricalca l’antagonismo carcerario di cui l’autore aveva parlato due anni prima.

La trasformazione del conflitto di classe nella forma della malattia mentale e la conseguente ghettizzazione dei folli abbandonati seguono il filo rosso dell’attacco politico alla legge Basaglia che solo quattordici anni prima aveva chiuso i manicomi. Il folle è privato di ogni tipo di intelligenza e quindi sostanzialmente inutile al processo produttivo: è in questa sofferenza che il malato mentale ritrova la sua identità, il suo linguaggio che vuole liberarsi e liberare autodeterminandosi al di fuori della logica della produttività e dell’utilitarismo. In questo senso il folle diventa operaio sociale.

Malattia e memoria in Nietzsche

Nicola Massimo de Feo, 30/10/2020

Datato: 01/01/1973

In Malattia e memoria in Nietzsche del 1973 De Feo si scontra con la cecità che caratterizza il pensiero di Nietzsche, incapace di cogliere l’oggettività della prassi storica e sociale. Egli ravvisa nella pretesa nietzschiana di una "desoggettivazione" del pensiero, che dà corpo alla dimensione prospettico-dialettica della storia della materia, una inevitabile ricaduta in una più raffinata forma di soggettivismo, che si re‑instaura a fondamento delle interpretazioni della realtà. A partire dalla malattia e dalla morte del padre, incarnazione della "ragione" e della "legge" della vita sociale borghese nel suo carattere più nichilistico, il filosofo tedesco sancisce il rifiuto dell’uomo e di Dio, dei valori preesistenti, della filosofia metafisica e con essa della religione e della scienza, a favore di un bisogno di oggettività che si traduce nella teorizzazione di una filosofia storica, in cui la materia è processo senza soggetto, pensiero senza io. Tuttavia tale decostruzione critica – ed è questo il tema centrale dell’analisi di De Feo – non è e non può essere separata da un inevitabile ripiegamento sul troppo umano, da una deriva "psicoanalitica". Il troppo umano non viene mai dimenticato, bensì recuperato in una sintesi di tipo hegeliano che impedisce una conoscenza oggettiva del reale, il quale non appare se non come una possibilità secondo la disponibilità di senso del soggetto. Così si constata l’impossibilità di rimuovere il feticcio della memoria.

Nietzsche e il comunismo

Nicola Massimo de Feo, 30/09/2020

Datato: 01/01/1984

Nietzsche e il comunismo è un testo indicativo di uno degli assi più importanti della riflessione di de Feo, sul e dentro il negativo. Terreno che poneva problemi teoretici e pratici nella lettura di quella tendenza storica che si chiama «comunismo», per il filosofo barlettano, e non un amaro fondamento per una teologia politica. Nietzsche, dunque, perché la filosofia a colpi di martello è uno dei metodi per stare dentro e tra le cose, utile per la demistificazione nel pensiero e per la critica nella pratica; il comunismo, poi, perché la filosofia, per de Feo, non è mai un esercizio esclusivamente materiale, ma è un modo di esercitare il materialismo, come speculazione e come pratica, come riflessione e come azione. In questa tensione politica ed etica, si riscopre un altro significato della famosa definizione marxiana di comunismo, «il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente», dove abolire è sostituito da distruggere: «movimento, che distrugge e libera nello stesso tempo». Il dialogo tra i due filosofi tedeschi restituisce quello che possiamo definire il metodo, se non proprio la postura defeiana, e cioè leggere, insieme, il reale come prodotto dei rapporti sociali (con Marx) e delle relazioni sociali (con Nietzsche). E, a partire da queste due coordinate, lo sviluppo di tutto il suo asse di interpretazione della definizione marxiana intesa non soltanto come abolente lo stato di cose presente qui fra noi, ma come un continuo antagonismo tra l'attuale e il virtuale, ciò che è presente e ciò che ha da venire, in una dialettica interna al movimento reale tra una forza che distrugge e una forza che libera, tra apollineo e dionisiaco. Perché, per de Feo, dentro e contro non si applica solo al presente modo di produzione, ma al presente tout court, nel quale si dà la possibilità e l'esistenza dell'umano: qui dentro, nel conflitto, si scopre quotidianamente quella tendenza che chiamiamo «comunismo».