Sulla 'questione morale': «violenza per il corpo e menzogna per lo spirito»

Nicola Massimo de Feo, 01/02/2021

Datato: 01/01/1989

Questo articolo, comparso sulla rivista barese «Escamotage» nel 1989, riprende eloquentemente la formulazione del pensiero di Sergej Nečaev, rivoluzionario russo del XIX secolo, espressa da M. Bakunin (cfr. M. Bakunin, Gewalt für den Körper. Verrat für die Seele. Berlin 1980). Al cuore del ragionamento di de Feo, ritroviamo la questione delle politiche d'emergenza, che dalla fine degli anni Ottanta si sono fatte sempre più strada nelle pratiche governamentali. Analizzando questo problema foucaultiano, il professore barlettano adoperò però gli strumenti del suo «nietzscheanesimo senza riserve», leggendo nel governo della precarizzazione una nuova determinazione storica della sussunzione, dunque dello sfruttamento. In anticipo sui tempi, mostrò quanto oggi stiamo sperimentando: da un lato, la centralità della «vita» nei processi di soggettivazione e di valorizzazione della forza lavoro; dall'altro, per dirla con Paul Nizan, la guerra contro la «vita» intesa come desideri, valori, capacità e potenza che sfuggono al capitale come rapporto sociale.

I detenuti come operai sociali

Nicola Massimo de Feo, 01/12/2020

Datato: 01/01/1990

In I detenuti come operai sociali (1990) e Il folle come operaio sociale (1992) de Feo analizza i momenti di rottura della razionalità borghese nella presa di coscienza e nelle rivendicazioni degli esclusi: i “folli” degli ormai ex manicomi e i detenuti delle carceri.
Nello specifico, in questo articolo il filosofo barese riflette sul nesso capitalistico tra mercificazione, sfruttamento e oppressione riprodotto nella sua forma più perfetta e opprimente nell’istituzione carceraria. Nella critica alla “funzione rieducativa” in quanto recupero della repressione carceraria come controllo sociale (in cui si risentono echi foucaultiani) de Feo rintraccia la rottura di questo nesso, rileggendo in quest’ottica le rivolte carcerarie in Italia e Germania degli anni Novanta che riguardarono sia detenuti politici che detenuti cosiddetti “comuni”. Proprio in quanto il carcere è il terreno più sperimentato e avanzato di distruzione dell’individuo e successiva ricostruzione di quest’ultimo in corpo docile (come direbbe il Foucault di Sorvegliare e punire), esso diventa il luogo privilegiato della lotta per l’autodeterminazione: in questo vivere sociale antagonista i detenuti diventano operai sociali, non solo nella gabbia del carcere ma anche nella società “ingabbiata” dalla cella capitalistica, nella tensione alla riappropriazione sociale del corpo.

Autonomia operaia e militarizzazione dalla Repubblica di Weimar al Terzo Reich

Nicola Massimo de Feo, 28/02/2020

Datato: 25/04/1975

Primo testo dell’Archivio, Autonomia operaia e militarizzazione dello Stato dalla Republica di Weimar al Terzo Reich è la relazione tenuta da N. M. de Feo ai Seminari dell’Ateneo nel trentennale della Liberazione. Di grande importanza nella svolta del suo pensiero, registra la maturità delle letture dell’autonomia operaia tedesca nei primi decenni del Novecento. Attraverso l’analisi di K. H. Roth, qui de Feo ripercorre le radici sociali, politiche ed economiche del nazi-fascismo dentro la stessa razionalità di capitale – di cui, anzi, il fascismo sembra essere la più compiuta espressione.